di Barbara Tamanti—-
I centri diurni che accolgono adulti con disabilità sono una delle risorse più preziose che, pur non essendo sempre adatti a tutti rappresentano, sicuramente, un servizio utile ai ragazzi e alle loro famiglie soprattutto quando, con il concludersi degli anni della scuola, faticano a trovare attività che sopperiscano ed intervengano in quei casi di impossibilità di inserimento lavorativo (per le ridotte capacità dell’individuo o per altri motivi).
Esistono molte forme di accoglienza, dai centri residenziali a quelli semiresidenziali con lo scopo “nobile” di mantenere attivi questi giovani che diversamente avrebbero, come sola alternativa possibile, lo starsene a casa con i genitori probabilmente anziani, e quindi con ridotta capacità sociale, oppure molto spesso stanchi e quindi impossibilitati a proporre ai figli attività stimolanti
La grande sfida, nell’assistenza a queste persone, è mantenere le loro capacità cognitive che con gli anni subiscono degenerazioni e cadute sia dovute a processi naturali che alle patologie ma anche alla scarsa stimolazione la quale, come noto, se non attivata danneggia ogni individuo figuriamoci un individuo con compromissione cognitive.
Questi preziosi servizi sono, però, scarsamente distribuiti sul territorio regionale anche se, vista la popolazione adulta in stato di disabilità, ogni città o provincia dovrebbe averne in base al numero degli abitanti. La carenza di queste strutture determina lunghe liste di attesa e il pullulare di nascite di centri diurni privati completamente a carico delle famiglie.
Un dato, inoltre, ci sembra degno di nota: questi centri ospitano persone in età compresa tra I 18 e i 65 anni, a seconda del piano di zona ma, di fatto, le attività svolte non sono differenziate per fascia di età, così come accade in alcuni altri Paesi. Appare, invece, evidente che un intervento su una persona disabile deve necessariamente differenziarsi anche a seconda dell’età dell’utente. Ci domandiamo: quanto possono avere in comune una persona di 25 anni e una di 65 se poi anche con disabilità e decadimento cognitivo? Ci pare, questa, una verità verificabile in ogni ambito .
Le richieste che vogliamo segnalare alla nostra Regione sono, quindi, le seguenti:
- l’istituzione di un centro diurno per numero di abitanti (ottimale sarebbe la mappatura di presenza di persone adulte con disabilità, dati facilmente reperibili)
- uno studio del bisogno territorio per territorio
- la possibilità di offrire un servizio differenziato per fasce di età
L’ascolto da parte delle Istituzioni rappresenta un un atto dovuto fondamentale per garantire il benessere e la qualità della vista di ogni cittadin@ e questo vale sia per le Province che per le Città Metropolitane.
