di Unlike*—-
Il TAR annulla la VIA del porto crocieristico di Isola Sacra. Ora la prima cosa da fare a cinquecento metri di cemento ha un nome: new jersey. Vanno rimossi. Subito.
C’è un muro sulla spiaggia del Vecchio Faro che da ieri è diventato un abuso politico prima ancora che edilizio. Fu tirato su con il favore della notte, tra il 4 e il 5 marzo 2025: cinquecento metri di barriere di cemento completate da ringhiere di metallo, senza preavviso. La mattina dopo i residenti di Isola Sacra si svegliarono con il mare confiscato. Sulla recinzione comparve subito la scritta “Royal Caribbean go home”. Oggi, 3 luglio 2026, quel muro non ha più nemmeno la foglia di fico.
Il TAR del Lazio ha annullato il decreto di Valutazione di Impatto Ambientale del porto crocieristico di Isola Sacra. Ha accolto il ricorso di Tavoli del Porto, Unione Inquilini Fiumicino, SAIFO e Lipu-BirdLife Italia, con gli interventi di Italia Nostra, FILT CGIL e ANCIP. Ha riconosciuto le ragioni tecniche, ambientali e legali che i cittadini ripetono dal 2019 a istituzioni che guardavano altrove. E ha stabilito un principio che pesa su tutta la portualità italiana: la vocazione turistica di una concessione non può fare da rifugio agli accessori crocieristici. Il primo porto crocieristico privato d’Italia, il cavallo di Troia contro la legge 84/94, si ferma nelle aule di giustizia. Dove non avrebbe mai dovuto arrivare, se la politica avesse fatto il suo mestiere.
Facciamo i nomi delle cose. Questo progetto lo ha voluto Fiumicino Waterfront, società del gruppo Royal Caribbean. Lo ha sostenuto l’amministrazione Baccini, che lo ha venduto come motore per l’economia locale e simbolo di rinascita e modernità. Lo ha autorizzato il Ministero dell’Ambiente con il DM 676/2025. Lo ha accompagnato la macchina giubilare con le sue corsie preferenziali. Tutti smentiti, oggi, da un collegio di giudici amministrativi che ha semplicemente letto le carte. Le stesse carte che i comitati avevano letto per primi, pagandosi gli avvocati con le raccolte fondi.
E adesso veniamo al punto che nessuno, nei palazzi, vorrà toccare per primo: il muro.
Ricordiamo come andò. L’opposizione consiliare scoprì, dopo settimane di accessi agli atti negati, che la chiusura dell’area era avvenuta senza tutte le autorizzazioni necessarie per l’opera in cantiere, e che i new jersey delimitavano un cantiere propedeutico a due moli, un’opera distinta dal porto crocieristico ma dentro la concessione del porto turistico, fino ad allora sconosciuta. Il cartello di cantiere obbligatorio arrivò solo dopo l’incursione dei consiglieri, e risultava completamente vuoto. Angelo Bonelli annunciò un esposto all’autorità giudiziaria, denunciando ruspe e movimenti di terra notturni in un’area con sistemi dunali ancora presenti. Un mese dopo la barriera era già semidistrutta, lesionata, coperta di scritte, con parte della griglia metallica stesa sulla sabbia. Un monumento involontario all’arroganza: costruito di notte, sbriciolato in un mese, presidiato per un anno.
La società si difese sostenendo che la recinzione serviva solo a delimitare l’area in concessione e a proteggere le manutenzioni, e che gli interventi non erano in funzione delle opere della variante di progetto, il cui iter autorizzativo era ancora in corso. Prendiamoli in parola, allora. Se il muro non serviva al porto crocieristico, e il porto crocieristico oggi non ha più la VIA, che cosa esattamente sta proteggendo quel cemento? Un cantiere per due moli mai davvero spiegato alla città? Una concessione la cui interpretazione estensiva è appena stata demolita dal TAR? La verità è più semplice e più sgradevole: il muro era il progetto. Era il modo di dire ai cittadini che la spiaggia non era più loro, prima ancora che un giudice si pronunciasse. Occupazione preventiva del territorio. Adesso quella logica è stata rovesciata, e il cemento deve seguire la sorte del decreto: rimozione.
Ecco cosa dovrebbe accadere nelle prossime settimane, e cosa temiamo accadrà invece.
Primo scenario, quello dovuto. Il Comune di Fiumicino, che quei new jersey li ha autorizzati tra mille contraddizioni interne (con l’assessore che scaricava sulla società e gli uffici tecnici che smentivano l’assessore), prende atto della sentenza e impone la riapertura dell’accesso alla spiaggia del Faro. I bilancioni tornano a guardare il mare senza una grata in mezzo. È l’ipotesi più logica ed è, scommettiamo, la meno probabile nell’immediato: ammettere che il muro va giù significa ammettere che non doveva salire.
Secondo scenario, quello prevedibile. Fiumicino Waterfront e i ministeri soccombenti ricorrono al Consiglio di Stato, probabilmente chiedendo la sospensiva della sentenza. Nel frattempo tutto resta congelato: il muro resta lì “in attesa”, la spiaggia resta chiusa “per sicurezza”, e il tempo torna a lavorare per il più forte. Va detto con onestà: la sentenza annulla la VIA, non la concessione demaniale in sé. Ma è caduto il presupposto dell’intera operazione, e ogni giorno in più di cemento su quella sabbia, da oggi, è una scelta politica che qualcuno deve firmare col proprio nome.
Terzo scenario, il più insidioso. La società tenta la strada di una nuova procedura ambientale, magari spacchettando il progetto: prima i moli “manutentivi”, poi il porto turistico ridimensionato, poi, tra qualche anno e qualche giubileo, di nuovo le navi. La strategia del carciofo, una foglia alla volta. I comitati la conoscono e hanno già annunciato che vigileranno sulla pianificazione costiera. Chi ha vinto oggi sa che le multinazionali non perdono: al massimo rinviano.
C’è poi il conto politico, e va presentato. Il sindaco Baccini ha legato la sua immagine a quest’opera. La corsa giubilare che doveva blindarla è finita insieme all’anno santo, e con essa l’alibi dell’urgenza. Restano le domande di sempre, ora con il sigillo di una sentenza: chi ha permesso che una spiaggia pubblica venisse chiusa di notte senza un cartello? Chi ha rilasciato permessi per un cantiere le cui autorizzazioni definitive non c’erano? Chi risponde, politicamente, di un progetto che il massimo organo di giustizia amministrativa regionale ha appena giudicato viziato alla radice? Un consiglio comunale straordinario sulla sentenza sarebbe il minimo sindacale della decenza istituzionale. Anche qui: scommettiamo che toccherà all’opposizione chiederlo.
Intanto, mentre i palazzi studiano le carte per capire come perdere più lentamente, a Isola Sacra qualcuno stasera andrà a guardare il muro con occhi nuovi. Quel cemento scrostato, quelle grate divelte, quelle scritte. Non è più la recinzione di un futuro porto: da oggi è il reperto di un abuso. E i reperti, prima o poi, si smontano.
La spiaggia del Faro aspetta. Ha aspettato sedici mesi dietro una barriera nata di notte. Non dovrebbe aspettare un giorno di più.
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𝘍𝘰𝘯𝘵𝘪: 𝘊𝘰𝘮𝘶𝘯𝘪𝘤𝘢𝘵𝘰 𝘴𝘵𝘢𝘮𝘱𝘢 𝘥𝘦𝘭 3 𝘭𝘶𝘨𝘭𝘪𝘰 2026 𝘥𝘪 𝘈𝘴𝘴. 𝘊𝘰𝘮𝘪𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘛𝘢𝘷𝘰𝘭𝘪 𝘥𝘦𝘭 𝘗𝘰𝘳𝘵𝘰, 𝘜𝘯𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘐𝘯𝘲𝘶𝘪𝘭𝘪𝘯𝘪 𝘍𝘪𝘶𝘮𝘪𝘤𝘪𝘯𝘰, 𝘈𝘴𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘚𝘈𝘐𝘍𝘖, 𝘐𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢 𝘕𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢 𝘓𝘪𝘵𝘰𝘳𝘢𝘭𝘦 𝘙𝘰𝘮𝘢𝘯𝘰, 𝘓𝘪𝘱𝘶-𝘉𝘪𝘳𝘥𝘓𝘪𝘧𝘦 𝘐𝘵𝘢𝘭𝘪𝘢; 𝘪𝘭 𝘮𝘢𝘯𝘪𝘧𝘦𝘴𝘵𝘰; 𝘙𝘰𝘮𝘢𝘛𝘰𝘥𝘢𝘺; 𝘍𝘪𝘶𝘮𝘪𝘤𝘪𝘯𝘰 𝘖𝘯𝘭𝘪𝘯𝘦; 𝘊𝘢𝘯𝘢𝘭𝘦 𝘋𝘪𝘦𝘤𝘪; 𝘖𝘴𝘵𝘪𝘢 𝘛𝘝; 𝘐𝘭 𝘍𝘢𝘳𝘰 𝘖𝘯𝘭𝘪𝘯𝘦; 𝘯𝘰𝘵𝘢 𝘥𝘪 𝘈𝘯𝘨𝘦𝘭𝘰 𝘉𝘰𝘯𝘦𝘭𝘭𝘪 (𝘈𝘝𝘚), 𝘮𝘢𝘳𝘻𝘰 2025.
*pubblicato su Fb il 3 giugno 2026
