di Elio Romano—- 

Presso il circolo PRC Tiburtino, via Grotta di Gregna 48, è stata promossa una nuova iniziativa  per mantenere l’attenzione e la mobilitazione su Gaza, sul genocidio, sulla Palestina e il suo martoriato popolo. La presentazione di un libro e il lancio della campagna per la liberazione di Marwan Barghouti. Il libro “Hanno ucciso habibi”  è  scritto da Shrouq  Aila una giornalista che vive l’inferno quotidiano di Gaza . Un libro vero e crudo che scuote le coscienze di chi lo legge. La scrittura è asciutta, quasi poetica nella sua precisione. Niente retorica, niente eccessi. Ogni parola pesa, perché Shrouq sa che ogni parola conta. È giornalista in una zona dove sono morti oltre duecento colleghi, in quell’universo parallelo  scandito da code infinite, dove la normalità diventa assurda: “Facciamo la fila per l’acqua che ci fa star male. Facciamo la fila per cibo che non ci sazia. Facciamo la fila per una speranza che non arriva mai”.  Non è un libro “bello”, perché la bellezza qui sarebbe oscena. È un pugno nello stomaco, fa male.  Ma è un libro necessario, che ci mette di fronte alle nostre responsabilità di spettatori. Shrouq non chiede risposte, ma pretende che guardiamo.                                                                                                   

E forse è proprio questo il punto: smettere di voltarsi dall’altra parte.                                                                                                                                                                                                           

Vale infine  aggiungere un dettaglio non trascurabile:  in segno di solidarietà e supporto al popolo palestinese il libro esiste grazie a un gesto collettivo solidale della casa editrice Wetlands . Redattori, traduttrice, grafici, stampatori hanno lavorato gratuitamente e i proventi delle vendite saranno interamente devoluti. Presso il circolo Tiburtino rimangono copie che vengono offerete ad un prezzo ridotto.

Per contribuire a tracciare la strada verso uno Stato palestinese e una pace giusta, Marwan Barghouti deve essere libero di guidare il popolo palestinese: ora con il  cessate il fuoco di Gaza. Marwan Barghouti  Il 66enne politico palestinese è in carcere in Israele dal 2002 quando, nel corso della seconda Intifada, fu arrestato con l’accusa di essere il mandante di diversi attentati che hanno provocato la morte di 5 persone. Barghouti, palestinese residente in Cisgiordania, non riconobbe l’autorità della corte israeliana ma si disse estraneo alle violenze citate. Fu condannato a cinque ergastoli. Esponente di spicco di Fatah è stato più volte indicato come favorito in caso di elezioni in Palestina. Hamas ha chiesto la sua liberazione insieme a quella degli altri detenuti ma Israele si è opposto. Marwan Barghouti è l’unico che ha il prestigio, l’autorevolezza, il consenso popolare per negoziare la pace con Israele. In carcere, dove sta scontando cinque ergastoli, ha costruito il fronte unito dei prigionieri palestinesi, a conferma del suo carisma. Un anno fa l’Economist lo definì “il prigioniero più importante del mondo. A Ramallah lo considerano il “Mandela palestinese”. Se fosse liberato, vorrebbe dire che una pace giusta e duratura in Terrasanta ha ancora una chance per vedere la luce. La luce dopo il buio dell’orrore. Una luce che Marwan Barghouti potrebbe accendere.                                                                                                                         

Durante l’iniziativa sono stati indicati gli aspetti della campagna per la liberazione di Barghouti: oltre alla raccolta firme (online* e cartacea), la produzione di un adesivo, momenti di informazione con banchetti e giornali parlati, richiesta nel  IV Municipio di Roma di apposita mozione,  condivisione delle iniziative  con le forze politiche, sindacali e le realtà associative del territorio. Per farla breve tutto sarà tentato: è in giuoco non solo un uomo, ma un popolo, la pace.

 *per sottoscrivere andare al sito  https://c.org/mQHnKMtPQD