di Loredana Fraleone—-
Venerdì 17 ottobre a Viterbo, con la partecipazione di Paolo Ferrero, si terrà un incontro su un tema che ha coinvolto, nel suo aspetto più drammatico e urgente da fronteggiare, centinaia di migliaia di persone in gran parte giovani. Il genocidio, perpetuato da Israele nei confronti dei Palestinesi di Gaza, parola che ha fatto fatica ad affermarsi sui media e in chi vorrebbe far risalire l’attacco ai Gazawi dalle vicende del 7 ottobre, è invece entrato rapidamente nel senso comune della maggioranza del popolo italiano, suscitando sdegno e una reazione che ha contribuito all’attuale cessate il fuoco. Centinaia i presidi e le manifestazioni in tutta la nostra regione, che come nel resto d’Italia hanno preparato l’imponente manifestazione a Roma del 4 ottobre. Presidi, manifestazioni e iniziative che continuano, nella consapevolezza della precarietà dell’accordo rivendicato da Trump, che solo per la tenace resistenza palestinese e la grande mobilitazione dal basso in tutto il mondo, è pervenuto alla necessità di una trattativa, che non sembra fermare le uccisioni e le minacce nei confronti dei Palestinesi. Un accordo spettacolarizzato da tutte le emittenti televisive, che hanno mostrato, a chi voleva vedere, tutta l’arroganza e la prosopopea di chi si ritiene padrone del mondo.
Ma il colonialismo d’insediamento, praticato da Israele in Palestina da quasi un secolo, non è l’unico aspetto inquietante di un mondo in cui la guerra sembra sempre più diventare il paradigma che guida le scelte economiche, politiche, culturali e sociali di un capitalismo tanto in crisi quanto distruttivo. La devastazione ambientale, l’aumento delle disuguaglianze sociali, la negazione dei diritti fondamentali, la guerra a pezzi, come la definiva papa Francesco, sono un tutt’uno con il genocidio dei Palestinesi di cui è complice l’Occidente, di cui l’Italia è tra i capofila, con l’invio di armi e collaborazioni di ogni tipo con Israele. La spesa militare in crescita esponenziale sottrae risorse per la soddisfazione dei bisogni fondamentali, peggiorando la vita di ciascun@ di noi.
A tutto questo è possibile e urgente ribellarsi, rimanendo vigili sulla sorte ancora molto incerta del Palestinesi.
Ne parleremo il 17 ottobre interloquendo con chi vorrà ragionare insieme a noi su come misurarsi con questi temi.
