di Ada Ciarla—-
Nel pomeriggio di sabato 13.12 Roma è stata attraversata da un corteo combattivo e determinato. I giovani palestinesi, partiti alle 14:30 da piazza Vittorio, hanno sfilato insieme a tantissimi giovani e meno giovani romani solidali, attraversando le strade popolari della città e convergendo in centinaia verso piazzale Aldo Moro, alla Sapienza, dove il corteo è arrivato intorno alle 17.
Una manifestazione senza ambiguità né mezze parole: «stop al genocidio e all’occupazione in Palestina», «stop agli accordi con Israele», «embargo subito». Forte anche la richiesta di libertà per i prigionieri palestinesi Anan, Ali e Mansour Ahmad Salem, Mohamad Shahin e Tarek. Tra gli slogan più scanditi, «la resistenza non è terrorismo», a respingere la criminalizzazione della lotta del popolo palestinese.
Fra le realtà in piazza il movimento degli studenti palestinesi, l’Udap e la Rete antifascista di Roma. «Anan Yaesh, Ali Arar e Mansour sono tre partigiani palestinesi. Non possono essere processati per la loro lotta: la resistenza non si processa e la resistenza non è terrorismo», affermano i manifestanti. «Così com’è inaccettabile la detenzione di Tarek dal 5 ottobre 2024, quella di Ahmad Salem da oltre sei mesi e l’arresto dell’imam di Torino Mohamad Shahin: esempi evidenti di persecuzione politica».
Il corteo ha avanzato compatto, cantando «Bella ciao» e mostrando uno striscione che accusava apertamente il responsabile politico: «Governo Meloni complice di genocidio». Una piazza viva e radicale, che non si accontenta della solidarietà di facciata ma chiama in causa le responsabilità dirette dello Stato italiano e rivendica giustizia, libertà e autodeterminazione per il popolo palestinese.
