di Loredana Fraleone—-
La Fontana Del peschiera in piazzale Degli Eroi è stata costruita nel 1949, come mostra, per celebrare l’arrivo delle acque del fiume Peschiera a Roma. Fu inaugurata, in pompa magna, dall’allora presidente della Repubblica Luigi Einaudi, con una cerimonia che intendeva segnalare il punto in cui l’acquedotto, tra i più grandi in Europa, arriva a Roma dalle sorgenti del Peschiera e delle Capore nel Reatino, fornendo alla Capitale l’80% dell’acqua di cui usufruisce.
La funzione della fontana non è solo quella di mostra di una grande opera idraulica, 130 chilometri scavati in molta parte nella roccia, ma svolge anche un ruolo tecnico per misurare la portata e la pressione dell’acqua.
Un luogo simbolico dunque, che è stato scelto, dal Coordinamento regionale per l’acqua pubblica, formato da comitati presenti in tutte le province del Lazio, per un presidio con cui segnalare i gravi problemi, riguardanti la fruizione di un bene primario come l’acqua. Nonostante il referendum del 2011 infatti, la gestione dell’acqua ha subito e subisce una progressiva privatizzazione, finalizzata a distribuire lauti dividendi alla multinazionale ACEA, a scapito dei costi per i cittadini, in termini di aumento delle bollette, incuria per la dispersione della rete idrica e quindi carenza di acqua specialmente d’estate, non potabilità nei territori dove è presente l’arsenico.
La scelta della fontana del Peschiera per il presidio dei comitati, è stata determinata anche dallo scempio ambientale che si sta realizzando con il raddoppio dell’acquedotto del Peschiera, che lungi dal risolvere i problemi della cattiva gestione attuale, attenta solo a garantire profitti agli azionisti, produrrà uno scempio ambientale nell’area naturale delle sorgenti.
Regione Lazio e Area Metropolitana di Roma, centrodestra e centrosinistra, non si preoccupano quindi di garantire il diritto universale a un bene primario, come sancito dalla volontà dei cittadini col Referendum del 2011 e come recepito dalla legge regionale n. 5 del 2014, col voto unanime del Consiglio regionale del Lazio, ma si preoccupano solo di assicurare ai loro “amici” profitti sempre più alti, anche con la costruzione di una nuova tratta dell’acquedotto, neanche a dirlo ad opera di ACEA, per un costo di un miliardo e mezzo.
Per non mettere mano alla rete idrica laziale colabrodo, che disperde più del 40% di acqua, sono stati realizzati anche prelievi dai laghi di Bracciano e di Albano, riducendo il livello con danni irreversibili. La costruzione dell’inceneritore di Roma, voluto dal sindaco Gualtieri, richiederà una quantità spaventosa di acqua per l’impianto che, oltre al danno per l’ambiente, va in rotta di collisione con la raccolta differenziata e il riciclo, producendo un bel passo indietro rispetto alla pratica di recupero e riciclo dei rifiuti.
Di fronte a tutto questo il Coordinamento regionale per l’acqua pubblica si batte per l’attuazione della legge n. 5 del 2014 e l’abbandono di politiche che danneggiano l’ambiente e le tasche dei cittadini a vantaggio dei pochi azionisti della multinazionale ACEA.
