di Giuseppe Carroccia—- 

Dopo oltre sessant’anni di attività chiude il giornalaio di Marco Valerio Corvo, angolo Giulio Agricola. Sulla vetrina del negozio non troveremo più le pubblicazioni della stampa alternativa e sulla borgata ribelle, il feudo del Quadraro che resiste alla gentrificazione. Qui per anni la copertina di Kobane Calling e le altre graphic novel di Zerocalcare nonché i libri sulla Palestina tutte le mattine ci ricordavano le vicende dei popoli fratelli, la loro epica resistenza.

In una lettera Mimmo, sempre presente alle iniziative dei centri sociali e di solidarietà, Chicco e Angelo scrivono ai clienti il loro saluto e ringraziamento. “La nostra edicola è stata molto più di un lavoro, è stata un punto di incontro, un saluto quotidiano, uno scambio di parole al mattino presto, un luogo dove le storie delle persone si incrociavano senza nemmeno accorgersene.

Come spiegano la crisi delle edicole e della vendita dei quotidiani è cronica e di lungo periodo. L’anno scorso nel solo centro storico sono chiuse o stavano per farlo in venticinque. Già quasi venti anni fa il giornale on line della Federazione di Roma Liberaroma aveva fatto un’inchiesta sul problema. Il direttore Fabio Sebastiani aveva organizzato molte iniziative di solidarietà e di appoggio alle richieste delle associazioni degli edicolanti. Tra le altre per sensibilizzare l’opinione pubblica presentazioni di libri e letture di poesie.

Come avviene per tutte le attività artigianali e culturali, la vera ricchezza e patrimonio del nostro paese e della nostra città, le istituzioni non hanno aiutato, sono rimaste sorde e anzi, come vediamo in questi anni nella Capitale, assecondano la voracità puzzolente del capitalismo finanziario e predatorio.

Nel caso dei giornalai la questione è aggravata dalla crisi dell’informazione e della carta stampata, tutta in mano agli stessi pochi prenditori che rendono poco credibile il mestiere del giornalista.

Una crisi di credibilità meno evidente per i libri, anche se le librerie vivono una difficoltà soprattutto per i costi elevati degli affitti.

Inoltre l’uso continuo e ripetitivo dei social dai telefoni, il Brain rot, sta determinando soprattutto tra le giovani generazione una difficoltà a seguire i ragionamenti complessi, una anestesia mentale delle funzioni cognitive superiori, un adattamento disfunzionale all’ambiente circostante.

Il giornale è stato per secoli uno strumento formativo oltre che informativo. Pietro Ingrao quando dirigeva l’Unità voleva che il giornale offrisse al proletariato una spiegazione razionale di quello che succedeva nel mondo, per diventare quotidianamente internazionalista e più forte.

Come denunciava Mark Fisher il capitalismo invece produce malattie non solo fisiche, ma anche mentali.

Difendere queste attività, sociali, manuali e artigianali, non ha quindi solo un valore politico culturale, non sono solo presidi democratici, ma persino sanitari.

Per questo il tempo che Mimmo e i suoi compagni di lavoro hanno dedicato alla loro edicola è stato un patrimonio di tutta la collettività del Settimo municipio.

Alla loro lettera di ringraziamento ai clienti, ricambiamo anche noi ringraziandoli e di vivere una buona e lunga pensione.

Non sono riusciti a passare il testimone, ma troveremo altre strade e luoghi per resistere e formare nuovi cittadini consapevoli.