di Giuseppe Carroccia—-
I numeri sull’inflazione dell’Istat parlano chiaro: + 3,3 % ad agosto su base annua, il peggiore dal 2023. A spingere la fiammata è il rialzo dei beni energetici non regolamentati + 16,9 e quelli del gasolio da trasporto + 26,7 (+ 5 in un mese) e della benzina + 16, 3. A questi vanno aggiunti gli aumenti del gas e dell’elettricità.
Anche negli altri paesi europei il quadro è allarmante. Si capisce che le sanzioni alla Russia e la guerra all’Iran stanno massacrando i bilanci delle classi popolari. In Francia il candidato alle presidenziali della sinistra Mélenchon ha minacciato rivolte molto più radicali dei Gilet Gialli. Se continuano con queste politiche folli le classi dominanti rischiano di far spezzare la corda della pazienza popolare e di impiccarsi con quella. Anche i risultati elettorali segnalano la crisi del ceto politico più inqualificabile e perciò impopolare della storia europea.
Qualcosa si muove anche in Italia. Il sindacato Usb forte dei dati elaborati dall’associazione dei consumatori Abaco ha organizzato il 23 settembre davanti al Palazzo in ristrutturazione del Ministero delle nostre disastrate finanze un presidio con circa duecento partecipanti, prevalentemente giovani.
L’iniziativa Avete la faccia come il bollo stigmatizza la presa in giro della sospensione per un anno del bollo auto per poche autovetture della Meloni che su questo ha avuto la sfrontatezza di definirlo Bollo ciao, riflesso pavloviano della sua natura fascista, sempre al servizio dei padroni.
Negli interventi sono stati citati tutti gli attacchi che in questi anni hanno caratterizzato le politiche dei padroni e del governo: salari, pensioni, casa, trasporti scuola, sanità. Un peggioramento drammatico.
Sulle speculazioni dei gruppi petroliferi in particolari l’Usb ha annunciato una serie di iniziative davanti alle grandi compagnie. La prima c’è stata a Livorno davanti a un distributore dell’Eni. Poche ore dopo la Compagnia Pubblica ha annunciato che per un periodo di tempo non identificato metterà un tetto di 2 euro al litro per la benzina. Come se fosse un prezzo normale quando fino a pochi mesi fa era a 1.70. Un’operazione di facciata che non intacca i grandi profitti fatti dalla compagnia in questi anni e che andrebbero tassate integralmente in modo significativo. L’Eni fondata dal partigiano Mattei andrebbe inoltre rinazionalizzata.
La mobilitazione continuerà nei territori fino a una manifestazione nazionale a Roma a fine mese e allo sciopero generale. Se, le mobilitazioni contro il carovita si salderanno a quelle contro la guerra, per la Palestina, contro l’attacco al diritto allo studio e alla democrazia, sarà possibile determinare un movimento più robusto e duraturo di quello straordinario dell’anno scorso e produrre un cambiamento reale.
Questo può essere solo l’inizio: la fine solo dopo la vittoria.
