di Giorgio Demurtas—- 

Il bilancio 2026 della Regione Lazio conferma la sanità come capitolo centrale della spesa regionale (952,8 milioni di euro) con un incremento di circa 89,3 milioni rispetto al 2025 delle risorse destinate in particolare all’assistenza territoriale; di questi fondi, 286,3 milioni sono destinati specificamente alla riabilitazione territoriale che come sappiamo per oltre il 90% è gestita da strutture private accreditate.       Accanto agli stanziamenti, emergono diverse criticità strutturali e gestionali che continuano a caratterizzare il sistema sanitario laziale, come evidenziato nei documenti di contesto, nei giudizi degli organi di controllo, nel dibattito politico e nelle proteste dei cittadini.

Una prima e rilevante criticità riguarda la gestione della spesa sanitaria che, nonostante bilanci formalmente in equilibrio, mostra gravi e strutturali carenze: la Corte dei conti ha più volte denunciato scarsa trasparenza, debole capacità programmatoria di Regione e ASL, controlli insufficienti su voci di spesa rilevanti, costi poco razionalizzati e forti disomogeneità territoriali. In questo contesto, l’aumento delle risorse rischia di tradursi in maggiore spesa senza reali benefici per i cittadini.

Un secondo nodo centrale è rappresentato dall’accesso ai servizi sanitari. Liste di attesa lunghe, e difficoltà nel garantire tempi adeguati per visite ed esami restano problemi strutturali. Si tratta di aspetti che, pur non sempre esplicitati nelle tabelle di bilancio, costituiscono una delle principali criticità percepite da cittadini e operatori e che mettono alla prova anche qui l’efficacia reale degli investimenti previsti.

Particolarmente delicata è anche la questione del personale sanitario. Carenze di organico, turni gravosi e condizioni di lavoro difficili, soprattutto nei pronto soccorso e nei servizi più esposti, continuano a pesare sulla qualità dell’assistenza. Le risorse stanziate vengono giudicate da molti osservatori non semplicemente insufficienti, ma pericolosamente inadeguate ad affrontare la crisi strutturale della nostra forza lavoro sanitaria, una crisi che sta logorando il sistema dall’interno e mettendo a rischio il diritto stesso alla cura.

In questo contesto il bilancio regionale 2026 rimane poco incisivo nel rispondere ai bisogni concreti di salute, perché come nel passato la manovra privilegia l’equilibrio contabile rispetto a un cambio di passo deciso sul funzionamento del servizi sanitario, lasciando aperta una questione cruciale: trasformare le risorse in servizi più accessibili, efficienti e omogenei, superando criticità che da anni incidono sulla qualità dell’assistenza sanitaria regionale.