di Giuseppe Carroccia—-

Grazie alla determinazione amorevole della figlia Irina che ha esaudito il desiderio di Maurizio Federico di veder ristampato, in forma anastatica, il libro “Biennio Rosso in Ciociaria 1919-1920”, il 12 dicembre vi è stata la presentazione a Frosinone nella Biblioteca comunale. Maurizio amava questo libro come un figlio che gli ha rivelato la sua vocazione di storico, ha ricordato l’infaticabile collaboratrice Francesca di Fazio che ha curato la stampa su carta opaca non lucida, come quella della prima edizione. Più piacevole allo sguardo e alla lettura, lo sfogliare delle pagine più simile al fruscio delle foglie dei pioppi nel vento.

Sala piena anche di giovani, curiosi di scoprire storie riguardanti i loro nonni e bisnonni. Una storia effettivamente affascinante su un periodo storico di cui Gioacchino Giammaria, direttore di Latium, sia nella bella Prefazione del libro sia nell’intervento ha opportunamente ricostruito la storiografia che ha consentito, ormai 40 anni fa a Federico di scrivere questo libro che all’epoca ebbe un sicuro successo di critica e l’apprezzamento di Paolo Spriano autore di fondamentali studi sull’occupazione delle fabbriche a Torino. Fondamentale l’opera postuma del militante comunista Antonio Esta prematuramente scomparso a cui i compagni vollero rendere omaggio stampandone la tesi di laurea “Le origini del movimento operaio in Ciociaria 1969”. Federico continua e approfondisce la vicenda affrontando tutti i principale aspetti: il complesso assetto istituzionale e amministrativo della provincia, la situazione dopo la fine della guerra con il rientro dei soldati dal fronte e  e la disoccupazione,  la rinascita delle leghe contadine con l’occupazione delle terre e le lotte per i nuovi patti agrari; la riorganizzazione delle Camere del lavoro e la lotta degli operai delle cartiere e delle altre categorie, ferrovieri, postelegrafonici, edili, la ripresa e i successi elettorali del Partito socialista con la conquista di molti comuni e la elezione di diversi parlamentari; le origini del Partito Comunista n Ciociaria dopo la scissione di Livorno; l’avvento dello squadrismo fascista e nazionalista foraggiato dagli industriali e dalle classi possidenti, la caduta del movimento con la sconfitta.

Su questo ultimo aspetto, in poche pagine, l’autore dimostra di saper usare il metodo analitico ereditato da quella generazione di dirigenti comunisti che si erano formati sul Corso degli avversari, le lezioni sul fascismo che Togliatti tenne a Mosca nel 1934 ai militanti che venivano mandati in Italia a ricostruire il Pc nella clandestinità. Capacità di guardare in faccia l’avversario senza sottovalutarne la forza, ma combatterlo senza paura nei punti di debolezza.

Nel libro, che si può leggere anche come un romanzo, pieno di notizie e avvenimenti anche nelle note e nelle appendici, vengono anche raccontate le vicende personali dei principali dirigenti. Tra questi spicca quella davvero straordinaria di Maria Lombardi, prima laureata in medicina all’università di Napoli, medico condotto nelle Terra di Lavoro, appassionata difensore dei più poveri, dirigente socialista e poi segretario della Federazione di Caserta del neonato Partito comunista d’Italia. Durante il regime fascista sottoposta a controllo poliziesco e persecuzioni, dopo la Liberazione e fino alla morte continuò a battersi aderendo al Pci e mantenendo sempre una originale indipendenza di pensiero e d’azione. Su di lei si può leggere una biografia di Silvano Franco.

La presentazione del libro è stata anche l’occasione per ricordare la figura umana e politica di Maurizio Federico a cui è stata dedicata una sala della biblioteca come ha ricordato il direttore Angelo D’Agostini.

Il giornalista e l’assessore all’agricoltura capace di far crescere e maturare i giovani, il dirigente politico a volte brusco ma sempre generoso, lo storico scrupoloso e gran lavoratore, appassionato di cinema, immagini e fotografie. Soprattutto un comunista sempre coerente nelle sue scelte, nei diversi partiti in cui aveva militato Il Pci, Rifondazione Comunista e il nuovo Pci per cui fino all’ultimo fiato si è impegnato per raccogliere le firme per le elezioni politiche. Un cittadino del mondo che si trovava a suo agio a Parigi come a Mosca, che sarebbe infuriato contro questo anticomunismo russofobico che equipara il nazismo al comunismo.

Un comunista senza aggettivi lo avrebbe definito la compagna Bianca Bracci Torsi, perché naturalmente diverso e contrario a ogni forma di oppressione e sfruttamento. Semplice come il drappo rosso della Comune di Parigi con cui l’abbiamo salutato per l’ultimo viaggio.

Tra i vari difetti il più grave, quello per cui più lo prendevano in giro compagne e compagni, la sua passione per la Coca Cola, o nei periodi di boicottaggio antimperialista durante la guerra del Vietnam, la Pepsi.

Non ha fatto in tempo ad assaggiarla, ma è stata consegnata a Irina per l’amata nipote impegnata a vendere i libri del nonno, una Gaza Cola in solidarietà col popolo palestinese in ricerca di terra e dignità, come i contadini ciociari di un secolo fa.