di Claudio Gianforte—-

Da sempre le università, oltre ad essere luoghi di formazione, sono anche uno degli snodi principali della vita sociale degli studenti. Questo avviene anche grazie agli spazi e ai servizi che le università stesse offrono all’interno degli spazi universitari. Eccezione è il caso di Villa Mirafiori, sede del Dipartimento di Filosofia della Sapienza. Qui, dal 9 luglio 2025, la segreteria ha deciso di chiudere i battenti del bar universitario in virtù di un restauro, i cui lavori devono tuttora iniziare.

Per cercare di riempire il vuoto lasciato dall’assenza del bar, è stato deciso di permettere a un camioncino di street food di lavorare all’interno della facoltà. Questo, tuttavia, non riesce a soddisfare le esigenze della grande quantità di studenti che frequentano la villa. Infatti, con l’inizio delle lezioni del nuovo anno accademico, in una Villa Mirafiori spesso affollata è difficile reperire anche un caffè, perfino ai distributori automatici.

Per colmare questo vuoto, un collettivo di studenti di filosofia ha deciso di occupare una delle aule in disuso nei pressi del vecchio bar e ha indetto un’ autogestione. Da settimane, anche se nel loro piccolo, gli studenti hanno cercato di offrire ai loro colleghi quello che l’università ha tolto, come per esempio la vendita di cornetti e caffè la mattina, i cui ricavati servono a sostenere queste stesse attività offerte dall’autogestione.

Nonostante questo sia un fatto marginale rispetto alla grande quantità di problemi che la scuola italiana sta affrontando in questo periodo, rimane comunque interessante sottolineare come il più grande strumento contro i vuoti lasciati dalle istituzioni (in questo caso quella universitaria) sarà sempre la collettivizzazione e, di conseguenza, l’azione sociale.