di Serena Caroselli—-
L’assemblea è iniziata alle 11 del mattino e si è conclusa alle 14 con 17 interventi delle realtà, collettive ed individuali, che hanno aderito alla chiamata: Riot (Realtà Indisponibili Organizzate sui Territori) – ISPRA – Ecoresistenze – Il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua – ABC Napoli – Potere al Popolo – Comitato No Inceneritore Albano e Santa Palomba – Giorgio Ferrari – Roma sa da che parte stare – Arci Roma – Balia dal Collare, Rieti e Comitati Sabini – Il Comitato Noi non ce la beviamo di Viterbo – la segreteria regionale di Rifondazione Comunista – Delegazione USB ACEA – ASIA USB – A.Ba.Co. – il Movimento per il Diritto all’Abitare Roma.
Queste realtà si sono riunite in assemblea per rilanciare la mobilitazione nazionale del 29 settembre in occasione dell’apertura del Forum Euromediterraneo dell’Acqua che si terrà alla Nuvola dell’Eur al centro congressi. Questo forum rappresenta un problema per ognuna delle realtà che hanno preso parola in assemblea, perché mette al centro del discorso sulla gestione della risorsa idrica il tema della finanza blu, come dichiarato dal comitato promotore One Water che fa capo a Fratelli d’Italia.
Questo incontro internazionale vedrà la partecipazione di ACEA, degli Stati dell’Unione europea, dell’area balcanica, di Israele e dell’Africa subsahariana e si svolgerà nella città di Roma per riconoscere il ruolo che l’amministrazione capitolina, giunta Gualtieri, ha avuto nella gestione degli eventi climatici estremi, nella manutenzione degli acquedotti, nella riparazione delle perdite e nella progettazione dell’opera infrastrutturale acquedottistica del Raddoppio dell’acquedotto del Peschiera.
In introduzione la rete Riot (realtà indisponibili organizzate sui territori) ha messo in evidenza il paradosso di questa costruzione narrativa, dal momento che, dopo tre anni di lavoro di comitati, collettivi, sindacati di base e movimenti romani, è stato dimostrato quanto il “modello Gualtieri” abbia messo in ginocchio la città e i territori coinvolti nella progettazione delle opere energivore nelle aree periferiche, quanto la complicità di questa amministrazione con lo stato di Israele sia molto forte e dunque problematica, quanto il consumo di suolo sia aumentato, la gestione dell’approvvigionamento idrico metropolitano peggiorato, e quanto la speculazione edilizia e le dinamiche di profitto abbiano inciso sul caro vita, sulla salute della città e dei territori, e tutto ciò abbia messo in crisi la fruibilità democratica e un aumentato dell’insicurezza sociale, ambientale ed economica.
Il contributo dell’ISPRA ha messo in evidenza questi aspetti legati alla città, all’acqua e alla mala gestione, e l’intervento del collettivo Ecoresistenze ha ribadito l’importanza di mettere in crisi questo modello sistemico, che il forum vorrebbe proporre, denunciando i mandanti delle grandi opere e rimettendo al centro delle mobilitazioni la tutela delle risorse, la partecipazione democratica e l’autorganizzazione dal basso.
Il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua ha contribuito al dibattito ragionando su scala globale, nazionale e locale, ricordando il tradimento del referendum del 2011 su acqua e nucleare, e rilanciando le date del controforum alternativo a quello dei potenti, che si terrà il 2 e 3 ottobre alla Città dell’altra Economia. Sia la mobilitazione del 29 di “benvenuto” ai signori della finanza, alle istituzioni, alle multiutilities, alle banche e alle assicurazioni, sia le date del controforum sono state assunte dall’assemblea come prioritarie e necessarie per mettere in discussione il modello di città, territori e risorse che la giunta Gualtieri e i suoi partner vogliono proporre a livello europeo ed euromediterraneo. In collegamento da Napoli, ha preso la parola ABC Napoli, aderendo alla mobilitazione e riportando l’esperienza della gestione dell’acquedotto campano al crocevia tra pubblico e privato.
Potere al Popolo ha assunto queste date come fondamentali e ha rimesso al centro la necessità di convergere su questi temi, insieme a rivendicare una sicurezza sociale contro il modello securitario dell’attuale governo e delle sue istituzioni.
Ha partecipato anche il Comitato contro l’inceneritore di Albano e Santa Palomba, già travolto dal cantiere di una delle opere più devastanti sul territorio, che vede come protagonista ACEA e che identifica in Gualtieri una figura che in nome dei poteri speciali di commissario ha accelerato e violato pratiche valutative per la realizzazione di un’opera che farà profitto e ammalerà le acque, l’aria e le vite di chi abita nei pressi del cantiere. Il tema dei rifiuti e dell’acqua, così come quello dell’energia e delle nuove opere dei data center, è stato al centro di un ampio confronto sul modello speculativo che sta prendendo piede in nome di politiche green e di rigenerazione urbana e dei territori.
Giorgio Ferrari ha contribuito al dibattito, collegando le risorse, il loro uso e le nuove politiche finanziarie come pericolosi, riportando il tema del nucleare al centro dell’assemblea e in relazione al consumo d’acqua che questo modello esigerà. Il tema delle risorse e della finanza è stato rimesso al centro dalla rete Roma sa da che parte stare, che ha evidenziato i soggetti che agiscono sulla città di Roma e fuori e le relazioni che il Comune di Roma ha con lo Stato sionista di Israele. Una rete che sta chiedendo al Comune di Roma l’interruzione di ogni accordo con lo Stato sionista responsabile del genocidio del popolo palestinese e che, in relazione al tema dell’acqua, individua i responsabili dell’ecocidio e dunque il genocidio del popolo palestinese nella Mekorot, multinazionale israeliana dell’acqua, con la quale, dal 2013, ACEA ha degli accordi di cui non è dato sapere la natura e che viene chiesto a gran voce che vengano immediatamente interrotti.
Arci Roma, altro soggetto presente in assemblea, ha assunto la data della mobilitazione, ribadendo a gran voce la necessità di mantenere i fili delle vertenze e delle lotte ben saldi, rilanciando un percorso comune con parole d’ordine chiare. Sono seguiti gli interventi dei territori, Balia dal Collare, Rieti, e i Comitati Sabini che hanno messo al centro dell’analisi politica l’opera del raddoppio dell’acquedotto del Peschiera, mostrando le criticità, le conseguenze sul territorio dell’alta e della Bassa Sabina e la relazione con la metropoli, sottolineando come ACEA agisca come soggetto finanziario e che altre operazioni politiche come la proposta dell’ATO Unico regionale vadano nella direzione di un monopolio della gestione dell’acqua. Il Comitato Noi non ce la beviamo di Viterbo, oltre a ribadire la pericolosità del progetto di Raddoppio dell’acquedotto del Peschiera, ha sottolineato l’ipocrisia di Talete nella gestione del problema dell’arsenico nel viterbese, ragionando in termini di salute pubblica e rimettendo al centro la necessità di costruire una campagna che rilanci la legge 5/2014 affinché venga assunta collettivamente come diritto per un controllo dal basso della democrazia.
Questo elemento è stato riproposto dalla segretaria regionale di Rifondazione Comunista che ha riconosciuto il valore di una convergenza di intenti e ha assunto l’importanza di mobilitarsi per l’acqua, tornando ad essere movimento di massa e ragionando sulle relazioni profonde tra acqua ed agricoltura e sul ruolo che è necessario restituire alla pianificazione territoriale (portando l’esempio dei noccioleti nel viterbese e dei kiwi in provincia di Latina, coltivazioni non autoctone ed idrovore).
È stato anche spiegato quanto sia critica la revisione della direttiva quadro delle acque e di come questi aspetti vadano ripresi e contestati per tornare a lottare per l’acqua pubblica come bene comune e non di lusso, considerate la scarsità di acqua potabile e le perdite altissime degli acquedotti laziali. La voce del sindacato nell’intervento della delegata USB ACEA ha messo in evidenza il sistema di finanziarizzazione, debito e reinvestimento in cui ACEA opera, mettendo al centro il fatto che l’acqua è l’ultima risorsa su cui fare profitti e che questo momento storico vede al centro proprio questo tipo di investimento d’impresa. La situazione dei lavoratori e delle lavoratrici di ACEA rappresentano un altro problema e mostrano una chiara politica aziendale volta al profitto, sorda alla tutela del diritto del lavoro e pronta a funzionare come holding e giocare la sua partita con i suoi soci, tra cui è stato rimesso in risalto il ruolo di Caltagirone e la sua richiesta di aumentare le quote di partecipazione in ACEA, un chiaro segnale della fase, in cui le opere favorite da Gualtieri dovranno essere realizzate e mantenere alto il profitto. ASIA USB ha ribadito quanto il ruolo di ACEA sia sempre più esteso sui territori, come nell’area di Trevi, e la pericolosità delle deroghe del testo unico ambientale; ha ragionato sulle connessioni tra città e aree interne e sul ruolo che gli stessi attori finanziari stanno avendo.
Abaco ha preso una chiara posizione sull’adesione alla mobilitazione del 29, sottolineando che questa data rappresenta uno spartiacque, in città, tra chi sta dalla parte del profitto e chi dalla parte degli abitanti, denunciando come venga sempre messa più da parte la questione dei servizi ai cittadini, facendo l’esempio della Basilicata dove l’acqua è stata tolta agli abitanti per rifornire la Coca-Cola.
È stato dunque ribadito quanto abbia importanza un “osservatorio popolare sull’acqua” capace di mettere a sistema i dati territoriali e poter intraprendere azioni legali, poiché i servizi essenziali non possono essere messi da parte. Infine, ha concluso l’assemblea il Movimento per il diritto all’abitare che ha rimesso al centro quanto l’acqua sia uno strumento biopolitico di controllo, facendo riferimento ai distacchi nelle occupazioni abitative come primo segnale di tentativi di sgomberi e a come la gestione collettiva della risorsa nelle occupazioni sia un altro campo di lotta ed autorganizzazione dal basso.
Le 17 realtà presenti hanno assunto la data del 29 settembre come propria, così come altre date che sono state rilanciate dai vari soggetti che hanno preso parola. Il 22 settembre al nono municipio con I No Inceneritore, il 26 settembre ad Albano per la manifestazione contro l’inceneritore. Il 27 la pedalata da Casal de Merode nel quartiere per ribadire le criticità emerse in questi anni. Il 2 e 3 ottobre alla città dell’altra economia il contro forum Alternativo dell’acqua, il 10 e 11 ottobre in provincia di Rieti Insorgente 3, contro il raddoppio del Peschiera.
In merito alla mobilitazione del 29 settembre, ora andranno fatti i necessari passaggi con la questura per poter avere un orario e il percorso definiti del corteo. Nello stesso giorno la giunta Gualtieri discuterà anche in consiglio comunale se cedere alcune quote in ACEA in favore dell’aumento della quota richiesta da Caltagirone. Anche su questo momento si sta valutando se far sentire la nostra voce.
