di Roberta Cecili—- 

 “Dove c’è lavoro non c’è affitto e dove c’è affitto non c’è lavoro”

Questa, in sintesi, la realtà della situazione abitativa in Italia per ciò che riguarda il mercato dell’affitto regolato, dal 1998, dalla legge 431 (conosciuta come legge per gli affitti a canone concordato) a cui dobbiamo la “liberalizzazione del mercato affitti”, una liberalizzazione che altro non ha fatto che contribuire ad una situazione emergenziale nel nostro Paese, un disagio abitativo che, ormai, non si può più non prendere in massima considerazione.

Ed è con l’intento di superare questa dannosa legge  che Asia Usb, insieme al Movimento per il Diritto all’Abitare e a molte altre realtà che si occupano di difendere il “diritto all’abitare”, ha presentato lo scorso venerdì 14 novembre una proposta di legge sugli affitti rispetto alla quale si intende promuovere il dibattito pubblico e parlamentare. Erano presenti gli onorevoli Francesco Silvestri del Movimento 5 Stelle e Matteo Orfini del Partito Democratico, Massimo Pasquini blogger del “Fatto quotidiano”, Paola Palmieri consigliera del Cnel, Federico di Cambiare Rotta e Beatrice Gamberini di Potere al Popolo.

La legge, la cui dimensione, ci dicono gli estensori,  “è collettiva,  oltre che il superamento della legge 431 si pone l’obiettivo di cancellare il sistema attuale che ha fatto in modo che la questione abitativa sia prigioniera del mattone, ossia legata soprattutto alla speculazione immobiliare. Si lavora per pagare l’affitto e quello che rimane (proprio in termini di soldi) per vivere è davvero pochissimo. Nel frattempo il “piano casa” promesso dal Governo non esiste (nemmeno un euro in finanziaria per l’edilizia pubblica) e le molte operazioni “sociali” che i Comuni stanno mettendo in campo (cohosing, housing sociale piuttosto che la nuova frontiera del rent to buy) di edilizia sociale non hanno nulla mentre tutto continua a girare intorno al mercato dell’acquisto anche se, ormai, riservato a pochi fortunati.

C’è, quindi, un’enorme necessità di azioni che agiscano sul canone legandolo alla sua sostenibilità soggettiva, ossia al reddito disponibile netto degli affittuari, mentre penalizzano la rendita improduttiva di coloro che preferiscono tenere vuoto un alloggio invece che affittarlo e regolino (veramente) gli affitti brevi causa, anche, della gentrificazione che sta ammalando le nostre città!

I punti cardine della proposta di legge presentata intendono:

  • calmierare gli affitti legandoli al reddito disponibile (netto) dell’affittuario
  • stabilire delle aliquote IMU progressive che tengano conto della differenza tra piccoli, medi e grandi proprietari immobiliari
  • tassare la  rendita immobiliare al fine di finanziare le politiche pubbliche sulla casa (copertura della legge e ristori e sostegni agli affittuari che si trovino in condizioni di disagio economico) e i mutui
  • fermare la deregulation sugli affitti turistici, B&B e tutto quello che comprende questo settore, che ad oggi non sono  soggetti  ad alcuna normativa

C’è ambizione dentro questa legge, quella di liberare davvero le migliori energie possibili e disponibili al fine di dare una soluzione al dramma della “casa” che coinvolge ormai tantissime persone a partire dagli studenti fuorisede che sono i primi a subirlo e che sta causando, in moltissimi casi, la mancata realizzazione del loro diritto costituzionale allo studio.

I molti interventi hanno fatto notare le tante iniziative delle quali si sente enormemente il bisogno rispetto alla questione dell’abitare. Tra queste evidenziamo: 

  • l’esigenza di recuperare gli oltre  3 miliardi e 100 milioni che ogni anno rappresentano il costo sociale della cedolare secca, ossia dell’imposta fiscale, applicata agli affitti e non legata al reddito Irpef di chi affitta,  fissata per legge al 21%, che scende al 19% se si applica il canone concordato per arrivare, addirittura,  al 10% in alcuni Comuni che vengono considerati critici 
  • la necessità di un nuovo piano di edilizia pubblica, visto che in Italia oggi l’ERP rappresenta solo il 2,5% del patrimonio immobiliare 
  • l’urgenza di risolvere il problema dei “senza fissa dimora”: 1600 morti in questo segmento di popolazione “invisibile ed emarginata” tra il 2022 e il 2025
  • l’importanza di una diversa politica degli sfratti: quest’anno sui 40 mila eseguiti solo 2200 erano per la reale  l’esigenza abitativa del proprietario

La presentazione di questa proposta di  legge è, dunque, un passo importante che apre  una nuova stagione di lotte su tutto il territorio nazionale,  ma soprattutto nelle grandi città,  affinchè il diritto negato a poter abitare sia rimesso al centro del dibattito politico di questo Paese.