di Loredana Fraleone—-
Siamo all’apertura dell’anno scolastico 2026/2027 e nel Lazio il 69,7% di studenti e studentesse lo iniziano in un liceo, senza abboccare all’operazione tutta propagandistica del liceo Made in Italy, che il governo Meloni ha cercato invano di promuovere in tutti i modi.
Un percorso pasticciato, pensato per il sostegno alle imprese nazionali in profonda crisi a causa della spesa militare e al sostegno economico all’Ucraina per una guerra palesemente persa. Anche le adesioni agli istituti tecnici sono in calo, a riprova della percezione che una solida preparazione generale propedeutica all’accesso universitario è l’unica possibilità occupazionale con qualche diritto.
Che nel Lazio la scuola sia ancora considerata un luogo sicuro e utile fin dall’infanzia è dimostrato dalla richiesta del 72,5% del tempo pieno a 40 ore nella scuola primaria, mentre la media nazionale è del 52,9%, e nella scuola secondaria di primo grado il 94,2% sceglie il tempo ordinario a 30 ore.
C’è da mettere in evidenza che questi dati positivi, rispetto all’atteggiamento della popolazione del Lazio verso la scuola, stridono con la condizione dei docenti e del personale ATA, ultimi a livello europeo per le retribuzioni e valorizzazione professionale, con un tasso di precariato immutabile da anni, un aumento dell’impegno lavorativo sul piano burocratico e una messa in discussione della libertà d’insegnamento dall’alto con le circolari ministeriali e più in basso da solerti dirigenti scolastici.
La scuola è sempre stata terreno di conquista delle classi dominanti per costruire consenso, ma ha ancora una resistenza significativa in chi la vive come un’articolazione della Costituzione repubblicana.
