di Loredana Fraleone—-

E’ ormai evidente che le sanzioni alla Russia, lungi da produrre effetti economici nei suoi confronti, hanno danneggiato soltanto l’Europa, portando alle stelle i prezzi del gas. Le sanzioni sono giustificate per l’Europa dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ma le forniture di gas, quattro volte più costose, vengono sostituite con quelle acquistate dagli USA. 

E’ lampante l’asimmetria utilizzata nei confronti dei due paesi: l’uno penalizzato per una guerra convenzionale in cui si fronteggiano, purtroppo da anni, due eserciti con grandi perdite di soldati da entrambe le parti, l’altro complice di Israele nel genocidio palestinese, responsabile di agguati a capi di stato e di un’aggressione all’Iran, rivolta soprattutto alla popolazione civile, che potrebbe portare a disastri bellici per tutto il mondo, già coinvolto in una crisi energetica senza precedenti.

L’Europa, che ha abdicato a qualsiasi funzione pacificatrice nei confronti della guerra russo-ucraina, alimentandone anzi la durata, sta facendo pagare le conseguenze dell’asservimento alle politiche guerrafondaie degli Stati Uniti alle sue popolazioni, dirottando risorse dai beni sociali al riarmo.

L’Italia in particolare, con un governo che si dichiarava sovranista (prima gli italiani), totalmente asservito invece alle politiche guerrafondaie di Bruxelles ed con una economia più fragile degli altri paesi europei, sta facendo pagare un prezzo salatissimo alla popolazione, sempre più colpita dall’aumento dei prezzi, dalla riduzione dei diritti, dalla precarietà, da retribuzioni insufficienti per una vita minimamente dignitosa, mentre si riaffaccia lo spettro della disoccupazione in una situazione di sofferenza delle imprese a causa dell’aumento dei costi energetici e del blocco degli scambi commerciali dovuto alla guerra.

Un esempio, che riportiamo anche con intervista a due lavoratori, è quello dell’industria ceramica di Civita Castellana in provincia di Viterbo, dove ai tanti problemi che vivono si aggiunge anche quello di una prospettiva sempre più buia, stante la lavorazione della ceramica particolarmente bisognosa di energia.

Il distretto industriale di Civita Castellana comprende un’area che insiste anche nei territori di altri  Comuni: Fabrica di Roma, Castel Sant’Elia, Gallese, Corchiano, e costituisce il principale polo produttivo italiano della ceramica sanitaria, con poco meno di tremila addetti distribuiti in 26 aziende, che fatturano complessivamente 350 milioni di euro, di cui il 40% proveniente dal mercato estero. 

A fronte di ingenti profitti, che ad alcune imprese più grandi garantiranno anche una tenuta dei rincari energetici per qualche tempo, tutti i lavoratori e le lavoratrici del settore hanno visto ridurre il proprio potere d’acquisto con retribuzioni rimaste al palo e un significativo aumento dei carichi di lavoro in fabbrica, sempre più usuranti.

Abbiamo preso l’impegno, come VISTO DA QUI su loro richiesta, di incontrarli  periodicamente, per dare voce ai tanti problemi che vivono in questa realtà produttiva, importante per il Lazio e per l’Italia.

VISTO DA QUI esiste proprio per dare voce ai tanti e alle tante che i media ufficiali vogliono rendere invisibili.