di Umberto Spallotta, Circolo Prc Anzio—-
Si è svolta ad Anzio, presso il circolo Che Guevara di Rifondazione comunista, la presentazione del volume “Socializzare i profitti” del Prof. Francesco Schettino dell’Università della Campania. Era presente oltre all’autore, la Segretaria Regionale del Lazio di Rifondazione comunista, Daniela Alessandri.
L’iniziativa ha visto la partecipazione di un nutrito gruppo di compagni e compagne ma anche di un certo numero di cittadine e cittadini interessati. Il nocciolo del volume è quello di dimostrare che la scienza economia insegnata ufficialmente nelle università (la cosiddetta teoria mainstream, cioè universalmente accettata come vera), pur ammantandosi da scienza esatta, finisce però per essere un mero strumento di giustificazione ideologica dell’attuale sistema di potere dei poteri finanziari. Inoltre la adesioni asi suoi postulati è la condizione senza la quale non è possibile fare carriera negli atenei.
Schettino dimostra, in maniera analitica, come l’impianto concettuale della scienza economica non riesca neanche a vedere le contraddizioni della nostra società, come la disoccupazione o la crisi di sovrapproduzione, per via della sua impostazione metodologica che assume il mercato e la concorrenza come strumenti perfetti per allocare sempre in modo ottimale le risorse. Per l’economia mainstream, di matrice anglosassone, non esistono classi, valore, lavoro, processi storici concreti, intrecci complessi tra produzione materiale e spirituale, come ci hanno insegnato gli economisti classici borghesi come Smith e Ricardo, e la scienza rivoluzionaria del Capitale di Marx.
Ma esistono solo astrazioni come: Consumatore, Risparmiatore, Individui in perfetta concorrenza reciproca per massimizzare i propri profitti e così via. E dietro questa apparente neutralità si nasconde la naturalizzazione delle disuguaglianze, che quindi vanno accettate come normale prezzo da pagare, per ottenere un’economia prospera. Bye bye lotta di classe, redistribuzione del reddito, democrazia progressiva di matrice costituzionale, benvenuti a tagli sociali, precarizzazione del lavoro, riduzione dei salari, privatizzazione selvaggia, innalzamento dell’età pensionabile e via contro-riformando.
Si tratta, in buona sostanza, della “scienza” economica ordoliberista di Hayek e di quella neoliberista di Friedman, che nel ‘900 hanno ispirato le scelte economiche sociali di Reagan, Thatcher, a partire dalle ricette economiche che furono suggerite da Friedman al Cile fascista di Pinochet, e che sono proseguite con l’innalzamento dei tassi di interesse del dollaro nel ’79, nella separazione tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia dell’81, della cancellazione della scala mobile, dell’impianto istituzionale e monetario dell’UE, delle varie riforme del lavoro, da Treu a Renzi. Per non parlare delle riforme elettorali maggioritarie, il pareggio di bilancio in Costituzione e la Legge Fornero.
E queste politiche sciagurate sono condivise da tutti e due gli schieramenti, centro destra e centro sinistra. con poche e marginali differenze a testimonianza di come l’establishment politico abbia totalmente interiorizzato le categorie economiche mainstream, espressioni delle classi dominanti delle quali sono i camerieri. Per invertire la rotta e rilanciare una politica socialista adeguata ai tempi, bisogna riappropriarci di un approccio scientifico che smonti la presunta oggettività dell’economia dell’università, e rinvigorisca il pensiero critico come strumento di analisi della realtà storico sociali che sia mezzo per classi subalterne, lavoratrici e lavoratori, giovani, precari, donne, studenti per scorgere le contraddizioni del presente e individuare gli obiettivi da perseguire dalle lotte di oggi e di domani.
Tra gli interventi è emerso un grande interesse per le mobilitazioni pro Gaza che, pur essendo ancora fondate su una indignazione morale, cominciano a intravedere la complicità delle classi dominanti legate alla oligarchie finanziaria con uno stato guerrafondaio e genocida come Israele: “Bisogna lavorare pur consapevoli dei nostri limiti affinché questo movimento cresca, si allarghi e acquisisca maturità”, afferma Daniela Alessandri. Le fa eco lo stesso Schettino, affermando che: “ Si sta affacciando una generazione nuova che deve essere sostenuta lasciata che trovi i suoi linguaggi e le sue forme di lotta.
Noi adulti abbiamo il dovere di insegnarle il valore delle memoria storica e simbolica, ma non dobbiamo imprigionare questi giovani nella nostalgia; forniamogli piuttosto conoscenze e stimoli standogli vicino anche quando sbagliano, fiduciosi che l’errore è utile per crescere e imparare”.
Un volume come “Socializzare i profitti” ha proprio questo obiettivo: leggete, organizzatevi e ribellatevi giovani!
