di Daniela Alessandri—-
Il litorale romano torna teatro di protesta. Il collettivo Mare Libero ha organizzato una nuova azione sul lungomare di Ostia per denunciare la privatizzazione di fatto delle spiagge, tra concessioni scadute, varchi chiusi e spiagge libere degradate. Con striscioni e interventi pubblici, lə attivistə hanno rilanciato una battaglia che da anni oppone cittadinanza e rendita balneare.
Al centro della mobilitazione, la mancata restituzione degli spazi pubblici dopo la scadenza delle concessioni il 31 dicembre 2023, come stabilito da più sentenze. Nonostante ciò, molti gestori continuano ad operare in regime di proroga tacita. A maggio, il Comune ha avviato una gara-ponte per 31 lotti, ricevendo oltre 100 domande. Ma a marzo il Tar ha sospeso tutto, rinviando la decisione a ottobre. Di fatto, tutto è bloccato.
Nel frattempo, la gestione provvisoria non ha prodotto miglioramenti. Solo 9 spiagge libere con servizi sono state messe a bando: 3 sono rimaste vacanti. Molte spiagge pubbliche versano in condizioni di abbandono. Già nel 2020 Legambiente segnalava che oltre il 51% dell’arenile ostiense era occupato da stabilimenti, superando il limite del 50% previsto dalla legge.
Una delle criticità più evidenti riguarda i varchi: la normativa impone accessi ogni 300 metri, ma molti sono assenti, ostruiti o inglobati negli stabilimenti (quando gli stabilimenti sono chiusi è, quindi, impedito l’accesso al mare) “Molti varchi esistono solo sulla carta – denunciano gli attivisti – e il mare resta inaccessibile a chi non può permettersi di pagare”.
L’Amministrazione capitolina è accusata di immobilismo e opacità. Dopo aver centralizzato la gestione del litorale, ha avviato solo gare transitorie, senza un piano organico per la fruizione pubblica del demanio marittimo. Sono passati cinque mesi dal bando ponte del Comune di Roma, che ha assegnato 30 concessioni su 31 lotti, ma secondo Mare Libero “non è cambiato nulla”. Il Tar ha sospeso tutto a marzo, e l’udienza di merito è fissata a ottobre: “Le concessioni sono tornate in gran parte ai vecchi gestori e il muro è sempre lì.”
“Non basta cambiare i gestori. Serve un nuovo modello di gestione pubblica, ecologica e accessibile a tuttə”, si legge nella nota diffusa dal collettivo.
L’estate è iniziata tra incertezze, proroghe informali e spiagge libere lasciate al degrado.
Durante la “Presa della Battigia”, lə attivistə hanno simbolicamente attraversato il “lungomuro” di Ostia, tra recinzioni e cemento. Sotto al pontile, uno striscione recitava: “Il mare è di tutti. Spiagge bene comune”.
Per Mare Libero la battaglia prosegue. “Non è solo una questione di spiagge – concludono – ma di democrazia. Il mare deve tornare ad essere di chi lo vive, non di chi lo sfrutta.”
