di Maurizio Semplice—-

Nel Lazio l’acqua costa sempre di più. Non è un’impressione, ma un dato strutturale: insieme a Toscana e Umbria, la regione è stabilmente sul podio delle bollette idriche più care d’Italia. I dati ufficiali parlano chiaro: nel 2025 una famiglia laziale ha speso in media 647 euro l’anno, contro una media nazionale di 528 euro. Non è una differenza marginale: significa pagare oltre il 20% in più della media italiana per lo stesso servizio. La domanda, però, non è solo quanto si paga, ma è perché si paga così tanto per un bene essenziale che dovrebbe essere pubblico?

Il paradosso: acqua pubblica, prezzi da monopolio

Nel Lazio l’acqua è formalmente un servizio pubblico. Ma nella pratica è gestita attraverso grandi operatori industriali, spesso a partecipazione mista, che operano in regime di monopolio territoriale. Un solo gestore, nessuna alternativa, tariffe garantite. È il contrario di un mercato competitivo, ma anche lontano da un vero servizio pubblico. È una zona grigia in cui il rischio d’impresa è minimo e i ricavi sono assicurati dalle bollette. Il risultato è evidente; i cittadini pagano, comunque vada.

Il meccanismo: inefficienza garantita, costi garantiti

Il sistema tariffario non corregge queste distorsioni, anzi le consolida. Se la rete perde non paga il gestore, non paga chi ha ritardato gli investimenti, paga il cittadino. Se i costi aumentano vengono automaticamente trasferiti in bolletta. E infatti, dal 2019 al 2025 le bollette idriche in Italia sono aumentate di circa +30% e nel Lazio si è passati da circa 467€ a 647€ (+38,5%). In pratica più aumentano i problemi, più aumenta la bolletta.

Paghiamo più della media per un servizio che perde metà dell’acqua

Qui il dato diventa esplosivo. Nel Lazio la dispersione idrica media è del 47,6%. Significa che quasi una goccia su due si perde prima di arrivare ai rubinetti. In alcune province, ad esempio Latina il 67,7% è di acqua dispersa o Frosinone, oltre il 55%. Per confronto la media italiana è al 42,4%. Tradotto in modo brutale nel Lazio il servizio è più inefficiente della media nazionale, ma costa molto di più. E questa non è una contraddizione. È il cuore del problema.

Il vero scandalo: paghiamo di più per coprire errori passati

C’è un dato che chiude il cerchio. Gli investimenti necessari vengono caricati direttamente sulle tariffe. Ma quegli investimenti servono a colmare ritardi infrastrutturali, manutenzioni mai fatte, inefficienze accumulate. I cittadini, in pratica, pagano oggi per coprire errori di ieri senza che il modello venga mai messo in discussione.

La verità scomoda

Nel Lazio non si paga l’acqua perché è rara. Si paga cara perché il sistema è costruito così. Un sistema in cui il monopolio elimina la concorrenza, i costi sono garantiti, i rischi sono socializzati e i ricavi sono privatizzati.

In definitiva i numeri smontano ogni narrazione rassicurante. Nel Lazio si paga e si spreca più acqua della media nazionale, le tariffe continuano a crescere e il sistema resta monopolistico. Non è un problema tecnico. È un assetto politico. Non stiamo pagando l’acqua, stiamo pagando un sistema che scarica i costi verso il basso e protegge chi sta sopra. Finché questo modello resterà intatto, ogni aumento sarà raccontato come inevitabile. Ma i numeri dimostrano il contrario. Non è inevitabile; è una scelta politica e di mercato.