di Loredana Fraleone

Il dimensionamento scolastico, eseguito dalla giunta Rocca in obbedienza al Decreto interministeriale 127 del 2023, ha già prodotto il taglio di una ventina di istituzioni scolastiche a Roma e Provincia. Al suo interno il decreto contiene tabelle prescrittive  dell’organico dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi (Dsga). Per il Lazio, il numero di queste figure amministrative è stato stabilito in 685 per il 2024/2025, 679 per il 2025/2026 e 669 per il 

2026/2027. Siamo quindi di fronte a una riduzione che comporta tagli di istituti di I° ciclo. La chiamano “razionalizzazione” che obbedisce ad un criterio esclusivamente numerico rispetto ad una popolazione scolastica inferiore alle 900 unità, soglia minima stabilita dal governo Meloni. Non si tiene conto delle realtà territoriali, nelle quali le segreterie delle scuole costituiscono spesso gli unici presidi dello Stato, non si tiene conto della distanza tra un plesso scolastico e l’altro e quindi della difficoltà per l’utenza di raggiungere le segreterie, non si tiene conto che la riduzione del personale, l’obiettivo di tutti i tagli che la Scuola ha subito da decenni, comporta oltre a ovvi problemi occupazionali, un sovraccarico di lavoro del personale amministrativo, già oberato dall’ossessione burocratica che ha investito le scuole negli ultimi anni. Si poteva fare diversamente? Certo che si, il piano che regola la rete scolastica regionale è proprio di competenza delle regioni, che possono attivare deroghe, ma la cultura del taglio delle attività pubbliche è patrimonio comune delle forze politiche che hanno governato e governano a tutti i livelli istituzionali.