di Giuseppe Carroccia—-
I geologi dell’ Ispra hanno pubblicato i dati della ricerca che aggiorna i dati sulla carta delle cavità del sottosuolo romano, 450 kmq.
La dottoressa Stefania Niso che ha coordinato i lavori spiega che si sono individuate 3 tipologie di intervento: le localizzazioni specifiche tipo le catacombe, i dati lineari tipo le condotte idrauliche e quelle più complesse.
Le zone più interessate dalle cavità e quindi dalle voragini sono la zona est e sud, Appio Latino, Tuscolano, Prenestino, Centocelle, Appia Antica e Tiburtino.
Ma un po’ tutta la città è interessata al fenomeno con circa 2000 voragini negli ultimi 20 anni, circa una ogni 3 giorni.
La questione è molto importante sia per prevenire possibili crolli specialmente nei periodi piovosi che ormai sono presenti in tutte le stagioni, sia per evitare di costruire in zone non sicure.
Inoltre è molto importante anche per la prevenzione e gestione degli eventi sismici.
La storia che Roma poiché sotto è vuota non avrebbe conseguenze dai terremoti è una leggenda senza una base scientifica.
Insomma così come sul piano sociale occorre mettere al centro la Roma di sotto dello sfruttamento e dell’emarginazione, anche sul piano geologico e urbanistico occorre tenere ben puntati i riflettori su questo millenario patrimonio pubblico.
Le lotte che tanti cittadini hanno condotto contro la costruzione di box privati all epoca dei famigerati Pup trova una conferma scientifica.
Spesso furono proprio i geologi che fecero da consulenti ai comitati, come avvenne nel 2005 per quello di via Opita Oppio al Quadraro guidato dall’indimenticabile compagno Franco Iachini, professore di geografia.
Ed è per questo che vanno sostenute le lotte delle lavoratrici e lavoratori dell’Ispra sempre attaccati dai tagli alle risorse dei vari governi.
Senza la cura per la Roma di sotto, quella di sopra crollerà.
Gli antichi romani lo sapevano bene e ne avevano cura.
