di Loredana Fraleone—-
Basta guardare le foto della grande manifestazione del 29 novembre a Roma, per notare come il colore rosso dominasse il lungo serpentone che ha occupato ancora una volta il centro della capitale.
Insieme alle bandiere palestinesi, infatti, una grande quantità di quelle di associazioni, di formazioni della sinistra, di sindacati di base, hanno colorato di rosso le vie di Roma a significare una collocazione politica ben precisa, senza ambiguità e compromessi nei confronti della guerra, del riarmo, della sottrazione di risorse per soddisfare i bisogni fondamentali, a causa della spesa per incentivare la guerra tra Russia e Ucraina e all’innalzamento del contributo fino al 5% per la NATO, in obbedienza al diktat di Trump.
Peccato che non ci fosse anche il rosso delle bandiere della CGIL, che ha indetto uno sciopero per il 12 dicembre, rinunciando a quella unità trovata il 4 ottobre con i sindacati di Base nella più grande manifestazione mai realizzata per la Palestina. Nonostante gli appelli di molti militanti sindacali, non si è realizzata infatti quell’unità che avrebbe funzionato da moltiplicatore delle presenze e amplificato l’impatto sul governo rispetto alla sua finanziaria di guerra.
La prosecuzione del massacro a Gaza, il pericolo di una guerra totale, sempre più incombente dopo lo sciagurato voto del Parlamento europeo contro la trattativa per la soluzione della guerra tra Ucraina e Russia, a cui hanno contribuito anche AVS e il PD, richiedono la prosecuzione della mobilitazione, che nella giornata del 29 ha mostrato di avere i numeri e la determinazione per contrastare la feroce lotta di classe in atto contro lavoratori, lavoratrici, pensionati/e, donne e giovani.
