di Loredana Fraleone—-

Nel quartiere Trionfale di Roma si sta vivendo una contesa per l’uso di due aule tra due scuole: il plesso “Cairoli dell’Istituto comprensivo Rizzo” e il “Liceo Tacito”. Si tratta di un istituto superiore e uno che raccoglie alunni di tutta la fascia dell’obbligo scolastico. Età diverse quindi, che pongono esigenze diverse e la cui “promiscuità”, a torto o a ragione, inquieta i genitori dei bimbi più piccoli.

Da anni l’Istituto comprensivo chiedeva la restituzione di due aule prestate al liceo e ora l’ha ottenuta dal I° Municipio con una delibera, che ne stabilisce la restituzione per il prossimo anno scolastico, proprio per quando il “Tacito” ha raccolto molte più iscrizioni degli anni precedenti (a riprova che la scelta dei percorsi liceali continuano ad essere considerati quelli che garantiscono di più il futuro formativo di ragazze e ragazzi).

E’ bene ricordare che le scuole dell’obbligo sono di competenza dei comuni, mentre le superiori delle province, ma nel caso di Roma, area metropolitana, le due competenze coincidono, per cui bisognerebbe chiedere al sindaco Gualtieri se la rete delle scuole della Capitale e provincia merita almeno l’attenzione della costruzione del nuovo stadio della Roma.

Il contenzioso per gli spazi tra il “Tacito” e la “Cairoli” va avanti da anni, così come il degrado di tante scuole di Roma e area metropolitana. La questione non dovrebbe ricadere su un singolo municipio, come quello interessato al problema, che vede due bisogni legittimi che si fronteggiano, ma dovrebbe essere affrontata da un progetto complessivo di recupero funzionale di spazi, di messa a norma e di sicurezza per tutte le scuole di ogni ordine e grado. Negli ultimi anni, in obbedienza al cieco “dimensionamento scolastico”, regolato dall’unico criterio del risparmio, sono stati accorpati decine di Istituti scolastici, cancellati presidi dello Stato in aree dove ne rappresentavano l’unica presenza, plessi lasciati quasi sempre al degrado di un patrimonio edilizio evidentemente non considerato tale.

Quando un problema si presenta da anni, vuol dire che ci sarebbe tutto il tempo per risolverlo, salvaguardando il diritto allo studio, dalla scuola di base a quella superiore, ma evidentemente i voti si cercano per le grandi opere e non per la tutela di diritti fondamentali come quello allo studio.

p.s. Poiché la trasparenza non è di norma sul tema, si può rintracciare solo un dato del 2023, quando il Comune di Roma avrebbe destinato 20 milioni di euro alle scuole paritarie.