di Maya Issa*—-

La notizia è ufficiale, ma le rotative dei grandi giornali sembrano essersi inceppate: l’autore dell’aggressione armata (pistola ad aria compressa) contro due iscritti all’ANPI il 25 aprile a Roma è un 21enne della brigata ebraica di Roma.

Facciamo un esercizio di verità. Se l’aggressore fosse stato un palestinese o un attivista pro-Pal, oggi avremmo i reparti speciali nelle piazze, lo stato di emergenza mediatica e la condanna preventiva di un intero popolo.

Invece, assistiamo a un vergognoso ammortizzatore sociale e giornalistico.

Si chiama Palestinofobia: una strategia sistematica per deumanizzare chi sostiene la Palestina e proteggere, a ogni costo, chiunque sventoli la bandiera dello Stato occupante.

La misura è colma. Ecco i fatti che non potete ignorare:

CHI È IL VERO AGGRESSORE? Da anni i sostenitori della causa palestinese vengono picchiati e insultati nel silenzio generale. Da Karem a Roma a Mariam a Brescia, la lista è lunga. Eppure la narrazione viene ribaltata: il carnefice passa per vittima mentre spara a bruciapelo contro chi porta al collo il fazzoletto dei Partigiani.

NESSUNA UNITÀ CON CHI NEGA L’UMANITÀ.

Si parla tanto di “cortei unitari”, ma come si può pensare di sfilare accanto a chi, protetto da uno studio televisivo, ha avuto il coraggio di dire “Definisci bambino” davanti alla strage di migliaia di figli di Gaza? Chi mette in dubbio l’umanità di un bambino sotto le bombe non ha diritto di dare lezioni di democrazia o di Resistenza.

IL 25 APRILE NON È UN PARAVENTO.

Portare in piazza la bandiera di un regime sotto accusa per genocidio è una provocazione che insulta la memoria della Liberazione. Quella bandiera rappresenta occupazione e sterminio. Contestare quel simbolo non è odio religioso, è un dovere antifascista.

IL RICATTO DELL’ANTISEMITISMO.

Basta usare la memoria della Shoah per coprire i crimini del presente. Strumentalizzare l’antisemitismo per giustificare aggressioni fisiche in Italia e massacri in Palestina è l’ultima frontiera dell’ipocrisia.

Il 25 aprile è di chi resiste all’oppressione, non di chi la giustifica o la pratica.

La verità non si nasconde sotto il tappeto della propaganda.

*post su FB del 29 aprile 2026