di Loredana Fraleone—-
Quest’anno il 25 Aprile ha rappresentato anche l’occasione per festeggiare non chi ha vinto il recente Referendum costituzionale, ma cosa ha vinto, ossia la Costituzione Repubblicana del 1948, grazie alla sua potenza simbolica e all’indelebile ricordo della Resistenza al nazi-fascismo.
Nelle manifestazioni e nelle iniziative del 25 Aprile 2026, i contenuti della Carta nata dalla Resistenza sono stati al centro di molte rievocazioni, con una particolare attenzione agli articoli messi in mora da governi di centrodestra e di centrosinistra, a partire da quello in cui si dice che l’Italia ripudia la guerra. L’articolo 11 fu violato per la prima volta dal governo D’Alema con i bombardamenti su Belgrado e lo è dall’attuale governo con il sostegno fattivo all’Ucraina, nonché in modo più sotterraneo allo Stato genocida di Israele e a quello imperialista degli USA, senza neppure l’ombra di un’attività diplomatica per la pace.
A Bassano Romano, un gruppo di aderenti all’ANPI, guidati/e dalla presidente Giovanna Montella, docente alla Sapienza di diritto pubblico, ha dato vita, per il pomeriggio del 25 Aprile, ad una singolare quanto coinvolgente rievocazione dei nessi storici che hanno ispirato i principali articoli della Costituzione, risalendo ad esperienze rivoluzionarie di breve durata, ma di grande lascito, come la Repubblica Romana del 1849 o la Repubblica partigiana dell’Ossola, e al pensiero di Antonio Gramsci e di Mariano Buratti, medaglia d’oro per la Resistenza nel Viterbese, nato proprio a Bassano Romano e fucilato a Forte Bravetta di Roma nel 1944 dai nazi-fascisti.
Gli interventi, brevi ma molto densi, sono stati intervallati da letture degli autori citati e attualizzati da una lettera ai giovani di oggi, che stanno vivendo il periodo più difficile dalla fine della Seconda guerra mondiale, per la negazione di tanti di quei diritti sanciti dalla Costituzione, come quello al lavoro e a un lavoro dignitoso, alla salute, ad un’istruzione alla portata di tutte e tutti, come auspicava l’insegnante Mariano Buratti, alla pace sempre più compromessa dai venti di guerra, che rischia di coinvolgere direttamente i nostri giovani, con il rilancio della “leva” da parte dell’attuale governo.
Una Costituzione bella e impossibile dunque? Ridotta a carta senza conseguenze, come temeva Piero Calamandrei, chiedendone la massima cura? Nelle intenzioni dei e delle Costituenti vi era quella di tracciare un percorso, un’idea di società e di relazioni umane per le quali combattere ogni giorno, un solco segnato per vincolare il più possibile i comportamenti politici, una barriera contro i tentativi di stravolgerla, come ha visto bene inciampandovi l’attuale governo, e soprattutto nell’articolo 3 un insegnamento e di conseguenza una sollecitazione alla lotta, per chi vive “ostacoli economici e sociali che limitano la libertà e l’uguaglianza, impedendo il pieno sviluppo della persona”, che è compito della Repubblica rimuovere.
