di Loredana Fraleone—-

Ci siamo lasciati con gli auguri per un anno nuovo, che mettesse fine alle guerre, al genocidio, all’occupazione coloniale, e quindi alla necessità di continuare presidi e iniziative per la Palestina, che si sono protratti per tutto il periodo natalizio in molti territori della nostra Regione. La consapevolezza che l’unica possibilità di fermare o almeno limitare l’azione genocida di Israele e dei suoi alleati occidentali, fosse quella di mantenere una mobilitazione dal basso, ha indotto molte e molti di noi a sfidare freddo pioggia e vigilie di festa. Da tempo si temevano altre azioni imperialiste annunciate da Trump, puntualmente praticata in Venezuela con il rapimento del suo presidente, che molti in Occidente si limitano a definire contraria al diritto internazionale e che bisogna invece definire un atto di forza bruta. E’ palese il tentativo di USA e alleati occidentali, capitanati da un presidente senza scrupoli, di mantenere privilegi costruiti in decenni di sfruttamento coloniale di paesi considerati di volta in volta antisemiti, terroristi, produttori di narcotraffico, detentori di armi chimiche e biologiche o qualsiasi cosa che giustificasse interventi in tutti i continenti, dalla Siria alla Nigeria, dal Vietnam alla Libia, dall’Iraq alla Palestina. Cosa s’inventerà per la Groenlandia? Forse semplicemente che “serve” agli USA.

Trump infatti non si pone neanche più il problema di nascondere la vera intenzione di salvaguardare gli interessi dei grandi gruppi economici della finanza, del petrolio, delle armi, che non hanno nulla a che vedere con quelli dei popoli occidentali, penalizzati ormai anche loro dal dirottamento delle risorse economiche a favore delle grandi lobby e dall’economia di guerra, di cui non si è ancora assaggiata la vera portata.

E’ necessario perciò diffondere la consapevolezza che anche le grandi potenze fanno i conti soltanto con le masse che si mobilitano, come si è visto con le imponenti manifestazioni per la Palestina degli ultimi mesi. Ora bisogna continuare ed aumentare la mobilitazione contro la guerra, sempre più vicina ad una dimensione mondiale.

Nel Lazio sono già attive molte piazze da mesi, dobbiamo cercare di moltiplicarle in più territori possibili, rendendo chiaro che la guerra e le sue conseguenze non riguardano solo paesi e popoli lontani.